Come diventare Fashion Designer Digital Nomad?

Come diventare fashion nomad First step

Fin da bambina ho sempre amato usare la mia creatività nei modi più vari: dal gioco, al disegno, alle piccole creazioni, al ballo.. tuttavia credo di non aver mai considerato seriamente il fatto di poter un giorno trasformare le mie passioni creative in un vero e proprio lavoro.
 
 
Da qualche anno a questa parte mi sono interessata all’utilizzo delle stoffe, al cucito e alla creazione di accessori e vestiti.

Non mi considero esperta e a volte mi sento quasi a disagio a definirmi una fashion designer dal momento che sono per lo più autodidatta. Grazie a video su Youtube e consigli della nonna ho mosso i primi passi con la macchina da cucire e successivamente ho deciso di approfondire gli studi e la mia tecnica iscrivendomi ad un corso professionale per ottenere un diploma da fashion designer, presso la British Academy of Fashion Design.

Acquisendo così sicurezza, io e il mio partner abbiamo creato la nostra compagnia/brand dandole il nome “Margherita Morris”.

 

 

 

 

Da qui è nata l’idea di affiancare l’essere fashion designer al concetto di digital nomad, che si abbinava perfettamente con il progetto del mio partner di aprire la propria agenzia di marketing e viaggiare per il mondo.

 

 

 Avvicinarsi a questa nuova filosofia di vita, da digital nomad, è stato un processo lento e affatto facile e se ci sono riuscita (o ci sto riuscendo), è anche grazie al sostegno del mio partner e di tutti voi che mi avete supportata, diventando i miei fans/followers e allo stesso tempo clienti, acquistando i miei prodotti sia dall’Italia che dall’Inghilterra (a breve pubblicherò il post sull’esperienza a Brighton). 

 

Se sono riuscita a compiere questo passaggio mentre lavoravo come infermiera a Brighton, sono sicura che chiunque di voi potrebbe farlo, con tanto impegno, buona volontà e originalità!

 

Ma procediamo passo per passo.

 

Digital nomads e fashion nomads

Il termine digital nomads o nomadi digitali (va beh, in inglese tutto fa più figo diciamocelo) indica coloro che grazie ad internet possono vivere e lavorare da ovunque nel mondo e quindi possiamo dire che hanno utilizzato la moderna era digitale per cambiare in meglio il loro modo di vivere e di lavorare.

 

 

Margherita Morris ha voluto rinnovare il termine, trasformandolo in “fashion nomad”, per indicare oltre ad uno strategico uso di internet, l’interesse specifico per la moda e l’immancabile lavoro di manodopera e creatività!

 

 

Infatti il mio business è completamente realizzato a mano dalla sottoscritta: ricerco e acquisto i miei tessuti direttamente dalla Nigeria e ne reinvesto i profitti pagando responsabilmente i nostri fornitori, al fine di aiutare i mercanti Nigeriani e le loro famiglie;

 

 

Mi occupo del design, della creazione dei cartamodelli, del taglio e del confezionamento e finitura del prodotto; infine cerco sempre nuove ispirazioni per offrire idee nuove ed originali.

 

Di pari passo con la manodopera Margherita Morris si occupa della parte business: della creazione quindi di un sito web, un negozio online, strategie di marketing, fotografia, blog e così via.

 

 

 

Cos’hanno in comune i digital nomads e fashion nomads?

 

Ecco a mio parere i 3 principali caratteri in comune:

 

  • Viviamo inseguendo i nostri sogni: non ci accontentiamo più di seguire percorsi già tracciati dal sistema. Vogliamo sconfiggere i limiti di questo sistema economico e di una vita incentrata sul consumismo, cercando di creare una nuova ricchezza che non sia accumulare beni e proprietà, ma avere più tempo per potere seguire realmente le nostre aspirazioni!

 

 

 

  • Condividiamo, Collaboriamo e Cooperiamo come pionieri di una nuova era: siamo mobili, creativi e indipendenti. Grazie a internet (e ad una macchina da cucireJ) siamo liberi di viaggiare e lavorare ovunque, ridisegnando la nostra vita in base alle nostre reali passioni ed interessi. Promuoviamo la collaborazione e abbandoniamo la competizione esasperata, non per niente la maggior parte dei nomadi scrive contents, libri, blogs per condividere le proprie esperienze e perché no, poter ispirare e lasciarsi ispirare.

 

 

 

  • Siamo viaggiatori minimalisti: per noi il viaggio diventa uno stile di vita. Imparare a sentirsi a casa anche quando lontani per scoprire davvero cosa vuol dire la vicinanza.  Il viaggio è il modo migliore per conoscere sé stessi e il valore degli altri. E ci piace saperci muovere con il minimo necessario. Consumiamo di meno e creiamo di più!

 

 

 

Come muovere i primi passi?

 

 

Come menzionato all’inizio, non mi sento una guru o una guida ma posso condividere con voi la mia personale esperienza.

 

  • Ricerca e informazione, 60% del lavoro.

 

Prima ancora di iniziare milioni di pensieri e idee passano per la mente: dal lavoro che si vuole fare, alla destinazione con cui iniziare, i risparmi da portare con sé, quando e come lasciare il lavoro,  quanto a lungo soggiornare in un determinato paese, quando /se tornare a casa…potrei andare avanti all’infinito. Anche perché semplici domande come “dove” e “quando”, in questo caso, non hanno mai risposte ben definite.

 

Ritengo comunque importante seguire l’istinto e scegliere la propria strada. Anche per questo sarebbe inutile cercare di costruire una “guida” perché la verità è che ciò che ha funzionato bene per me potrebbe non funzionare altrettanto bene per voi.

 

Prendere spunto da chi è riuscito nell’intento è senz’altro un buon inizio, tuttavia copiare spudoratamente la strada di qualcun altro non porterà alla riuscita dell’impresa in quanto vorrà dire rimanere costantemente indietro oltre che mancare completamente di originalità.

 

 

  • Pianificare e pianificare…e intendo pianificare sul serio, come fosse un progetto di marketing, 30%del lavoro.

 

A volte parlo al plurale perché il piano di marketing e la parte digitale sono principalmente gestiti dal mio partner, il quale ha lanciato da poco la sua agenzia www.docwebmarketing.com, e mi aiuta a coordinare il sito ed il negozio online!

 

Darsi degli obiettivi SMART (Specifici, Misurabili, Accessibili, Realistici e Temporali) mirati alla crescita e al miglioramento.

Lavorare per obiettivi inoltre aiuta la concretezza del progetto e la visualizzazione dei risultati nel tempo.

 

 

  • Buttarsi! 10% del lavoro

 


Per quanto avessi voluto organizzare tutto nei minimi dettagli mi sono accorta che sarebbe stato letteramente impossibile! Per quanto si possa essere precisi, preparati e organizzati, ci sarà sempre un imprevisto, qualcosa che potrebbe andare meglio, dettagli che sfuggono al tuo controllo.

 

 

Perciò mantenere una mentalità aperta e un atteggiamento positivo è stato davvero utile poiché dopo un 60% di ricerche e un 30% preparazione, l’ultimo 10% è pura improvvisazione!

Lanciarsi ha la sua importanza, ma guardando prima di saltare. Rimango una imperdonabile realista e probabilmente non sarei partita senza un buon piano B, nel caso la carriera non vada in porto, o senza avere abbastanza risparmi da permettermi il biglietto di ritorno per qualsiasi emergenza.

 

E’ stato tutto un rischio, lo ammetto, ma se non rischiamo per realizzare i nostri sogni per cos’altro vale la pena rischiare?

 

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  • Irene on

    Margherita ti stimo tantissimo per questa tua scelta di vita!!! complimenti per le tue creazioni e per tutto il resto!! ti seguo e ti auguro il meglio! un abbraccio

  • Costanza on

    siete pazzi e coraggiosi e vi stimo tantissimo!!

  • Bruno on

    Da pazzi!!! Voglio farlo anch’io!!

  • April hope on

    Well, I couldn’t actually read the article (had a friend try to translate it for me) but what I can understand sounds fantastic, and I LOVE your photos which tell the story perfectly! I’m so excited for you!


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